Società, Tarcento Basket

NON E’ LA CATTIVERIA CHE CI MANCA

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Foto Menis

MAGARI FOSSE COSì SEMPLICE. URGE CAMBIO DI PASSO – TERZA PUNTATA

Riconosco di aver sempre avuto un’ attenzione maniacale al lessico, alla scelta delle parole, parlate ma soprattutto scritte. Fino al punto che mi correggevo più volte da solo i temi, i componimenti in italiano, quando ero studente, e di sfinire i docenti malcapitati. Oppure – più avanti negli anni – interrompevo- anche se colti, preparati ed autorevoli – gli interlocutori per correggere le loro espressioni se le consideravo non precise o inappropriate.

Per questo motivo mi ha sempre infastidito la tesi frequente che addebita i nostri insuccessi ad una non meglio precisata “mancanza di cattiveria”.

Per la verità non vale solo per noi , è molto frequente nello sport , in tutto lo sport, in quello maggiore e nei minors, quindi la cosa nasce e muove dal calcio e da lì ha straripato anche nel basket.

Perché non va bene?

Innanzitutto perché – se fosse vero – vorrebbe dire, per differenza ed ovvietà, che gli avversari ce l’hanno fatta e hanno vinto o perso di poco, perché troppo buoni, a volte succede, ma normalmente sono stati migliori: più veloci, più precisi, hanno più e meglio giocato di squadra, si sono impegnati di più.

Eppoi perché – da parte soggettiva, cioè nostra, relegare alla cattiveria la nostra oggettiva insufficienza atletica e di pensiero, di tecnica e di cervello è un modo troppo comodo e un po’ vile di cavarsela rimuovendo i veri problemi. Come quando ce la si prende solo con gli arbitri, qualche volta veramente responsabili, ma spesso no. Per fortuna queste meschinerie durano poco, chi vede le partite ed è minimamente onesto, capisce e riconosce che i problemi sono altri, servono solo alla auto consolazione , misera e bastevole solo per tirare a campare. Ma se si vuole aggredire i nodi per scioglierli, serve ben altro. at